Ortogonalità e ortonormalità

Una base $\mathcal{B} = \{\mathbf{e}_1, \mathbf{e}_2, \dots, \mathbf{e}_n,\dots\}$ è ortogonale quando \[\langle \mathbf{e}_i, \mathbf{e}_j \rangle =0, \quad \forall i,j,\;\;i\not=j \]

Una base ortogonale $\mathcal{B} = \{\mathbf{e}_1, \mathbf{e}_2, \dots, \mathbf{e}_n,\dots\}$ è ortonormale quando inoltre \[\langle \mathbf{e}_n, \mathbf{e}_n \rangle =1, \quad \forall n \] Quando $\mathcal{B}$ è ortonormale $$ \langle \mathbf{u}, \mathbf{v} \rangle= \sum_{n} \langle \mathbf{u}, \mathbf{e}_n \rangle \langle \mathbf{v}, \mathbf{e}_n \rangle$$

x, n = symbols('x n') f = sin(n*pi*x) simplify(integrate(f*f, (x, -1, 1))))
$\begin{cases} 1 - \frac{\sin{\left(2 \pi n \right)}}{2 \pi n} & \text{for}\: \left(n > -\infty \vee n > 0\right) \wedge \left(n > -\infty \vee n < \infty\right) \wedge \left(n > 0 \vee n < 0\right) \wedge \left(n < 0 \vee n < \infty\right) \\0 & \text{for}\: n \geq 0 \end{cases}$
x, n, m = symbols('x n m') f = sin(n*pi*x) g = sin(m*pi*x) simplify(integrate(f*g, (x, -1, 1)))
$\begin{cases} 0 & \text{for}\: m = 0 \wedge n = 0 \\-1 + \frac{\sin{\left(2 \pi n \right)}}{2 \pi n} & \text{for}\: \left(m = 0 \wedge n = 0\right) \vee m = - n \\1 - \frac{\sin{\left(2 \pi n \right)}}{2 \pi n} & \text{for}\: \left(m = 0 \wedge n = 0\right) \vee m = n \\\frac{2 \left(- m \sin{\left(\pi n \right)} \cos{\left(\pi m \right)} + n \sin{\left(\pi m \right)} \cos{\left(\pi n \right)}\right)}{\pi \left(m^{2} - n^{2}\right)} & \text{otherwise} \end{cases}$

Se $\mathcal{B}$ è base ortonormale in uno spazio vettoriale finito di dimensione $n$, a una trasformazione lineare $T$ resterà associata la matrice $\langle T( \mathbf{e}_i), \mathbf{e}_j\rangle$.

Una matrice reale \(A \in \mathbb{R}^{n \times n}\) manda una base ortonormale in un’altra base ortonormale se e solo se è ortogonale, cioè: \[ A^T A = I. \] In questo caso:

Ogni trasformazione lineare che manda una base ortonormale in un’altra è una composizione di rotazioni e simmetrie rispetto a iperpiani. Più precisamente ogni matrice ortogonale: Questa decomposizione è formalizzata dal
Teorema di Cartan–Dieudonné
Ogni isometria lineare dello spazio euclideo \( \mathbb{R}^n \) è una composizione di al più \(n\) riflessioni.

La grande potenza delle basi ortonormali emerge negli spazi a dimensione infinita, come gli Spazi di Hilbert dove gli elementi sono funzioni. In questo contesto, non stiamo più cercando di localizzare un punto nello spazio, ma di decomporre una funzione come un segnale audio in una somma di funzioni più semplici.

In uno spazio di Hilbert \(\mathcal H\), una trasformazione lineare \(T:\mathcal H \to \mathcal H\) è ortogonale (o meglio: unitaria reale) se: \[ \langle Tf, Tg \rangle = \langle f, g \rangle \quad \forall f,g \in \mathcal H \] vale a dire \[ T^* T = I. \] Quindi preserva il prodotto scalare e la norma, inoltre manda basi ortonormali in basi ortonormali. Il teorema di Cartan–Dieudonné si generalizza: ogni isometria è limite (forte) di composizioni di riflessioni.
Vediamo alcuni esempi.

❮❮ ❯❯