Il Professore: "Sa contare? Fino a quanto sa contare?"
L’allieva "Posso contare fino ... all’infinito!”
P: "Impossibile, Signorina "
A: "Allora, facciamo fino a sedici”
P: "Basta così. Bisogna sapersi limitare." La Lezione
P: ... qual è il più grande? Tre o quattro?
A: ... tre o quattro? Qual è il più grande? Il più grande fra tre e quattro? In che senso il più grande?
P: Esistono dei numeri più piccoli e degli altri più grandi. Nei numeri più grandi ci sono più unità che non nei piccoli...
A: ... che non nei piccoli numeri?
P: A meno che i piccoli abbiano delle unità più piccole. Se esse sono piccolissime, allora può darsi il caso che vi siano più unità nei numeri piccoli che non in quelli grandi... Si tratta però di altre unità.
A: In questi casi i numeri piccoli possono essere più grandi di quelli grandi?
P: Sorvoliamo [...] quale dei due sarà il più grande? Il numero più grande o il numero più piccolo? La Lezione
P : Riconosco che non è facile, è molto, molto astratto ...., evidentemente ... ma come potrete arrivare, senza avere bene approfondito gli elementi, a calcolare mentalmente quanto fa, ed è il minimo che possa richiedersi a un ingegnere medio –quanto fa, per esempio, tre miliardi settecentocinquantacinque milioni novecentonovantotto mila duecentocinquantuno moltiplicato per cinque miliardi centosessantadue milioni trecentotrentamila cinquecentootto?
A : (molto rapidamente) Fa diciannove quintilioni trecentonovanta quadrilioni due trilioni ottocentoquarantaquattro miliardi duecentodiciannove milioni centossessantaquattromila cinquecentootto.
P : (stupito) No, non mi pare. Deve fare diciannove quintilioni trecentonovanta quadrilioni due trilioni ottocentoquarantaquattro miliardi duecentodiciannove milioni centossessantaquattromila cinquecentonove.
A : No .. cinquecentootto..
P : sempre più stupito, calcola mentalmente) Sì ... ha ragione ... il prodotto è giusto .... (Borbotta in modo inintelligibile) Quintilioni, quadrilioni, trilioni, miliardi, milioni .... (Distintamente) Centosessantaquattromilacinquecentootto .... (Stupito) Ma come lo sa lei, se non conosce i principi del ragionamento aritmetico?
A: Semplice. Non potendo fidarmi del mio ragionamento ho imparato a memoria tutti i risultati possibili di tutte le moltiplicazioni possibili. La Lezione
Fare lezione mi sembra la stessa cosa che produrre uno spettacolo teatrale: c'è un pubblico, un attore, un testo da seguire o da improvvisare, un'attenzione da conquistare... Credo che i trucchi siano gli stessi, sul palcoscenico e in cattedra.
Infinities di Luca Ronconi, Piccolo Teatro di MIlano (2002) su testi di John Barrow
Credo che - come già anni fa in Italia hanno dimostrato, sul versante delle lettere, scrittori quali Vittorini e Calvino, ma come non citare con loro anche il nome dell'ingegner Gadda - nell'era della scienza in cui viviamo, nel saeculum cioè che forse più di ogni altro ha visto i copioni della vita di ogni giorno adeguarsi direttamente o indirettamente ai precetti del pensiero scientifico, la scienza potrebbe rilevarsi il più conveniente palcoscenico per ospitare un'azione drammatica genuinamente contemporanea. Perché il linguaggio della scienza, trasferendosi in teatro, posso sviluppare tutto il suo potere eversivo e innovativo ritengo sia necessario che venga fedelmente trascritto in scena, evitando ogni filtro esplicativo. In altre parole per progettare uno spettacolo autenticamente scientifico, e non semplicemente di argomento scientifico, sono convinto che si debba rinunciare alla strategia politicamente corretta della divulgazione e si debba piuttosto puntare sulla natura squisitamente esoterica della raffinatissima scienza specialistica odierna» Luca Ronconi
Galois di Luca Viganò (ricercatore in informatica presso il Politecnico di Zurigo, Svizzera), regia di Marco Sciaccaluga, (2005)
” Ha scelto, quindi, di raccontare la storia di Évariste Galois tenendo nella dovuta considerazione le sue tre passioni: la Matematica, la Politica, l’Amore. Il Galois di Viganò ci appare incapace di tollerare i propri difetti (quali l’irruenza, la scarsa pazienza e l’arroganza; quest’ultima deriva, però, dalla certezza delle proprie capacità ) ed è un personaggio che accoglie in sé un “ingorgo passionale” caratteristico dell’adolescenzialità; le sue tre grandi passioni s’intrecciano, si contraddicono e si feriscono a vicenda, cosicché Galois avverte di non aver tempo per sviluppare, in modo organico e completo, le sue eccezionali intuizioni matematiche. Egli è un adolescente e “vive l’età più dolorosa dell’esistenza umana, nei cui confronti il mondo adulto corre il rischio di essere sordo e cieco”. L’arroganza, l’antipatia e la presunzione, che contraddistinguono il personaggio Galois, sono raccontate come sue grida di dolore, richieste continue di essere capito, mentre il sistema a cui Évariste si oppone è fortemente autoritario, incapace di saper ascoltare e di capire le ragioni del giovane.
La scenografia che si presenta agli spettatori è rappresentata da uno spazio in bianco e nero, in cui domina una grande lavagna, dove il regista Marco Sciaccaluga ha pensato di attuare un artificio drammaturgico capace di contenere insieme la finitezza dell’esistenza umana e quella del teatro: ogni singola lettera del nome “GALOIS” è disegnata, con il gesso bianco, tramite cerchi tangenti l’un l’altro, (che richiamano alla memoria l’idea della matematica e dei “gruppi”), contenenti ciascuno un numero; in totale i numeri che compongono il nome del protagonista sono compresi tra 1 e 30 e vengono cancellati, a uno a uno, “dal tempo che scorre al ritmo delle trenta scene che nel testo di Viganò raccontano la vita del geniale matematico”.
I fisici di Friedrich Duerrenmatt
La commedia narra di un fisico nucleare, Möbius, che scopre la formula universale del sistema per tutte le scoperte. Onde evitare che i suoi studi finiscano nelle mani sbagliate si fa internare in una casa di cura, Les Cerisièrs, fingendosi pazzo. Lo seguono, inscenando la stessa malattia, un agente segreto americano che fa finta di credere di essere Newton, e una spia comunista, che dice di credersi Einstein. Questi intendono impadronirsi della formula segreta, ma al termine della pièce l'unica persona che riuscirà a ottenere le carte sarà la proprietaria della clinica, Mathilde von Zahnd. L'unica vera folle, che intende assoggettare tutto il mondo con la scoperta di Möbius.
Partitions di Ira Hauptman
Cento anni fa, a Cambridge, il matematico inglese G.H. Hardy chiamò a lavorare con sé l'autodidatta indiano Srinivasa Ramanujan. Questo incontro, che Hardy definì «l'unico incidente romantico» della sua vita, segnò il destino di entrambi, evidenziando la distanza tra due modi di fare matematica tanto lontani quanto lo erano, allora, Est e Ovest. Nella commovente pièce di Ira Hauptman tre personaggi fanno da coro ai due matematici: la dea indù Namagiri, che porta le equazioni in sogno a Ramanujan; Alfred Billington, umanista a Cambridge, amico di Hardy; e un dispettoso e irresistibile Pierre de Fermat. La conquista della dimostrazione del suo Ultimo teorema è la sfida che Hardy pone a Ramanujan come via alla matematica europea.
Arcadia di Tom Stoppard, (1993)
Nel 1809 Thomasina Coverly è una tredicenne precoce che da sola sta scoprendo nuove teorie matematiche che rivoluzionerebbero la scienza dell'epoca. Il suo tutore, Septimus Hodge, è uno studioso arguto e un po' libertino, amico del famoso poeta Lord Byron e di un altro poeta, Ezra Chater, meno famoso e meno dotato. Questi uomini si trovano alla villa, ospiti di Lady Croom e del suo fratello marinaio, il capitano Brice; altra presenza alla villa è il maggiordomo Jellaby. In questa epoca, il parco viene rinnovato dallo stile classico al moderno dal paesaggista Noakes, su incarico di Lady Croom.
Nel 1989, la scrittrice Hannah Jarvis sta compiendo una ricerca sull'eremita ornamentale di Sidley Park, un pazzo lunatico (ma creduto di un certo ingegno) apparso anche nel 1810. Intanto Valentine Coverly, discendente di Thomasina, prova a dimostrare le teorie matematiche della sua antenata. Arriva quindi Bernard Nightengale, un docente universitario arrogante e borioso, deciso a trovare le prove di alcuni scandali riguardanti su Lord Byron. La sorella di Valentine, Chloë, si sta innamorando di Bernard, ma Hannah non ne è contenta.
L'ultimo personaggio è Gus, presente in tutti e due i momenti, impersonato dallo stesso attore. Nel 1810, è il fratello di Thomasina. Nel 1989, Gus è un muto, forse autistico, ed è il fratello di Chloë e Valentine.
Proof di David Auburn
Nel 2000 la pièce Proof ha fatto il suo debutto nell'Off Broadway, prima di essere riproposta a Broadway dove rimase in cartellone per oltre novecento rappresentazioni. Proof valse ad Auburn il Premio Pulitzer per la drammaturgia e il Tony Award alla migliore opera teatrale.
È diventato un film del 2005 diretto da John Madden.
Robert, brillante matematico affetto da problemi mentali, è appena morto e la figlia Catherine teme di aver ereditato una vena di follia dal padre, insieme al talento scientifico. Hal, allievo di Robert, cerca tra le carte del mastro gli appunti per dimostrare una teoria sui numeri primi che il professore stava elaborando nei rari momenti di lucidità. Catherine si trova quindi combattuta tra la decisione di abbandonare la matematica per non finire come il padre e l'amore per Hal, che le chiede di collaborare con lui nel dimostrare un postulato su cui, si scopre, Catherine aveva già compiuto importanti studi al posto del padre.
TEATRO IN MATEMATICA - Produzione PACTA.dei Teatri - ScienzainScena
Un progetto di Sergio Maifredi e Piergiorgio Odifreddi, con Piergiorgio Odifreddi, Regia Sergio Maifredi
Un cabaret matematico-culinario
produzione Pupi e Fresedde-Teatro di Rifredi Centro di Produzione Teatrale Firenze
dall’omonimo libro di Enrico Giusti
riduzione e regia di Angelo Savelli
con Fabio Magnani e Samuele Picchi
Non è una lezione di matematica, non è una serata tra i fornelli: è un cabaret matematico-culinario! Un po' come dire Pitagora che sale sul palco di Zelig. 'La matematica in cucina' porta i numeri e le leggi fisiche dove meno ci si aspetterebbe di trovarle: tra pentole e mattarelli.
Perché, a guardar bene, alchimie matematiche e strani misteri naturali possono sorgere un po' dappertutto, tra gli oggetti di uso comune e tra le faccende di tutti i giorni: basta sapersi porre delle domande sul mondo che ci circonda. A dare le risposte non due professori, ma una coppia scalcagnata di comici d'avanspettacolo.
Una ricetta scientifico-culinaria, perfetta per chi la matematica ha sempre fatto fatica a digerirla.
di Maria Rosa Menzio drammaturga specializzata in Teatro e Scienza, (in particolare Teatro e Matematica) che tratta degli scienziati, a volte poco noti, e delle idee geniali che hanno rivoluzionato l’umanità intera