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Biografie e Autobiografie di Matematici

“Penso che senza dubbio nessuno abbia mai assaporato la dolcezza delle dimostrazioni matematiche, sia pure sfiorandola solo con le labbra, senza poi cercare con tutte le sue forze di inebriarsene fino alla sazietà, benché respinto dalla contrastante moltitudine delle difficoltà somme, che alle matematiche si accompagnano, come da fitti colpi; così come innumerevoli caterve di api ferendolo a gara con i pungiglioni ben difficilmente possono allontanare un orso che mangia, quand'esso abbia appena un poco gustata la soavità del miele nascosto un un albero.”
Bonaventura Cavalieri (1598-1647) prefazione alla Geometria indivisibilibus continuorum

La vita matematica nelle memorie autobiografiche

di Emilio Ambrisi


Leibniz
di Eric J. Aton, Il saggiatore Mondadori.

Eric Aiton, fino al 1985 docente di matematica al Politecnico di Manchester, in Inghilterra, è autore di innumerevoli articoli sulla storia della scienza esatta nei secoli XVII e XVIII. La biografia di Leibniz qui presentata è il culmine delle sue ricerche sulla teoria planetaria di Leibniz e l'invenzione del calcolo infinitesimale. Testo scritto da un matematico e storico, il suo tono generale è descrittivo e preciso, sebbene manchi il tempo drammatico necessario per cancellare l'impressione di trovarsi di fronte a un catalogo di fatti ben documentati. La personalità di Leibniz appare solo sporadicamente nel registro delle vicissitudini e degli eventi, ma è trattato in modo equo: Aiton evita la facile condanna del Leibniz "ufficiale" preoccupato per il favore dei potenti e preferisce sottolineare l'immagine di un uomo con un incrollabile ottimismo capace di sconfiggere la natura e la caparbietà degli uomini.

I grandi matematici
di Eric T. Bell, Sansoni.

Raccolta di biografie in un libro di piacevole lettura

Evaristo
di Franco Molè, Samonà e Savelli.

La storia di Evariste Galois in un testo teatrale


La regola del disordine - Renato Caccioppoli, un matematico ribelle
di Roberto Gramiccia Editori Riuniti

Renato Caccioppoli è stato uno dei grandi personaggi del Novecento italiano. Matematico geniale e cattedratico anticonformista, è stato anche pianista e cultore di tutte le arti. Nipote dell'anarchico Mikhail Bakunin, spirito libertario e inquieto, il ruolo politico svolto nella lotta antifascista prima e in quella per la pace poi, sarà la testimonianza di un impegno irriducibile liberato da ogni retorica. La sua sarà una vita eccentrica, in cui il disordine finirà per essere piegato agli scopi della ricerca del vero e del bello, fino ad assumere dignità di metodo. Il libro non si occupa di acquisizioni scientifiche, ma di un'esistenza tormentata dalla quale deriva la sintesi di un pensiero critico di grande energia e attualità


Mistero napoletano
di Ermanno Rea Einaudi 1995

Il romanzo ha la struttura di un diario dei giorni (18 ottobre 1993-29 gennaio 1994) in cui l'autore torna a Napoli per investigare sul mistero del suicidio, nel 1961, della sua amica, Francesca, redattrice culturale dell'Unità. L'indagine parte dal diario di Francesca, consegnato all'autore dalla figlia Viola. Il racconto procede per cerchi concentrici di scoperte e ricordi dell'autore e dei testimoni dell'epoca, ripercorrendo il periodo di profonde trasformazioni e contrasti per Napoli e l'Italia dei primi anni cinquanta. Renato Caccioppoli è uno dei numerosi protagonisti


Renato Caccioppoli. L'enigma
di Piero Antonio Toma, Edizioni scientifiche italiane 1992

Questo libro (biografia? romanzo? pamphlet?) su Renato Caccioppoli, il geniale e stravagante maitre-à -penser morto suicida a Napoli venerdì 8 maggio 1959, vuole essere un tentativo di accostarsi ad una vita per molti aspetti diversa. L'Autore ha prima ascoltato le persone che lo hanno frequentato, incontrato, stimato, avversato, esaltato, temuto, ridicolizzato, amato. Dopo si è calato autonomamente dentro il personaggio. Nel libro sono cucite addosso a Caccioppoli situazioni, dialoghi, impressioni, giudizi che possono avere verosimiglianza, ma sono soprattutto il frutto della libertà e della fantasia dell'Autore. Chi era dunque Caccioppoli: grande matematico, dissennato alcolista, appassionato polemista politico, musicista e concertista di straordinario talento, nottambulo dalle dubbie compagnie, finissimo cultore delle letterature europee, suicida da sempre, marxista senza peli sulla lingua, acuto esegeta di cinematografia, incallito tombeur de femmes, assiduo partigiano della pace, borghese illuminato, esaminatore protervo, beffardo fustigatore delle banalità e delle prevaricazioni, cultore delle memorie. E altro ancora. Insomma genio e sregolatezza. Nel centenario della nascita (1904-2004) vede la luce la seconda edizione aggiornata del viaggio intorno alla sua personalità , punto irrinunciabile di impegno scientifico, civile e politico. Dopo un silenzio stampa seguito alla sua morte e durato all'incirca un trentennio, prima il film di Martone e poi questo volume (entrambi nel 1992), hanno aperto la stura delle rivisitazioni. Fra queste ultime la pubblicazione di un carteggio inedito che lo riguarda (Renato Caccioppoli a 100 anni dalla nascita a cura di Angelo Guerraggio e Pietro Nastasi, Pristem/Storia, nn. 8-9, Centro Eleusi Università Bocconi, Springer, Milano 2004). In queste lettere si scopre che non sempre gli riusciva di varcare la frontiera a causa della occhiuta polizia di Scelba che lo controllava perchè «sospettato a torto o a ragione di contrabbando di idee», come egli stesso lamenta in una lettera inviata il 19 luglio 1954 al suo maestro Mauro Picone. Questa seconda edizione è dedicata alla cara memoria di Carlo Ciliberto, scomparso il 3 agosto 2004, che lo ebbe anche docente, e che, nel reggere l'Università Federico Il per quattro mandati (1981-1993), contribuì a modernizzarla profondamente.


Storia di un enigma. Vita di Alan Turing (1912-1954)
di Andrew Hodges, Bollati Boringhieri

La vita di Alan Turing è stata fino a oggi avvolta dal mistero, anche per chi sa tutto delle sue scoperte. Autore, nel 1936, del manifesto del nuovo ordine tecnologico ("On Computable Numbers"), il matematico inglese spiegò la natura e i limiti teorici delle macchine logiche prima che fosse costruito un solo computer. Ma Turing fu anche uno di coloro che durante la seconda guerra mondiale avevano decifrato i codici della macchina crittografica tedesca ed era a conoscenza d'importanti informazioni riguardanti la sicurezza nazionale. Quanto al fatto che si fosse tolta la vita tragicamente, Turing fu trovato sul letto, sereno, morto per avvelenamento da cianuro. Nessuno fece indagini, trattandosi di un caso molto evidente di suicidio: chi poteva avere interesse a ucciderlo o a inscenare un falso suicidio? Era un matematico, non una spia. Lo scienziato però non lasciò messaggi, anzi, il giorno della sua morte aveva preso impegni per i giorni successivi e aveva già fatto progetti per le imminenti vacanze estive. Tra i suoi colleghi di Cambridge circolava la voce che fosse «perseguitato»; di certo lo era stato per la sua omosessualità, ma in modo tutto sommato abbastanza blando, e la versione ufficiale tuttora non convince. Probabilmente - sostiene Hodges - Turing era diventato un rischio per la sicurezza dei servizi segreti inglesi e americani, con i suoi incontrollabili viaggi all'estero e i suoi contatti con giovani sconosciuti. L'autore di questa accurata biografia, oltre a mettere in luce l'itinerario scientifico dell'inventore del computer, propone anche una "spy story" e fa emergere particolari sconosciuti che fanno pensare a quello di Turing come a un altro caso Oppenheimer: lo scienziato sacrificato sull'altare della sicurezza nazionale.


Gli enigmi del caso, vicissitudini di un matematico
di Mark Kac, Bollati Boringhieri

Un giovane e brillante matematico mitteleuropeo lascia l'Europa e va negli Stati Uniti dove diventa uno dei protagonisti della ricerca matematica del dopoguerra ispirando gli scienziati che impararono a pensare in termini probabilistici. Egli vedeva nelle matematiche non tanto forme di asettica purezza quanto lo strumento vitale per indagare i misteri della natura.
“Enigmi del caso non è solo l'autobiografia del matematico geniale che ha avuto come interlocutori Wiener e Oppenhemer, von Neumann e Dyson. E’ anche la testimonianza lucida, viva di un intellettuale polacco con profonde radici nella cultura mitteleuropea, un intellettuale ebreo che ha respiralo gli umori, e i veleni, ristagnanti sul vecchio continente alla vigilia dell'olocausto. Sicché la storia della vita di Mark Kac – avventurosa densa di fatti e incontri – è paradigmatica della vicenda dei tanti uomini di scienza e di cultura che, costretti all’esilio, cercarono nel «Nuovo Mondo coraggioso» una speranza, un’alternativa, e contribuirono in modo decisivo alla nascita di una nuova, possente tradizione: quella, per citare i luoghi che videro l’affermazione accademica di Kac, di istituzioni ormai mitiche come il Rockefeller Institute, la C'ornell University e l’Institute for Advanced Study di Princeton. Figura di spicco di quella scuola di matematici polacchi che annovera tra i suoi esponenti Steinhaus, Banach e Smoluckowski, Kac fu l’ispiratore della prima generazione di scienziati che impararono a pensare in termini probabilistici. Ma per lui, più che una teoria, la probabilità fu sempre un modo di pervenire a «certezze» scientificamente fondate: scettico com’era nei confronti di astrazioni e assiomatizzazioni, egli vedeva nelle matematiche non tanto forme di asettica purezza quanto lo strumento vitale per indagare i misteri della natura. Ed è proprio questo, forse, il messaggio che Kac, eterno ragazzo, consegna alle «menti irriverenti» dei giovani di ogni età che hanno ancora fiducia nella funzione positiva della scienza.

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Avventure di un Matematico
di Stanislav Ulam, Sellerio, 1976

L'autobiografia del matematico Ulam (1909-1984), una delle più notevoli menti scientifiche del XX secolo. Lontano da ogni tecnicismo, Ulam parla a lungo degli uomini che lo hanno influenzato e gli sono stati compagni. Come suggerisce il titolo, bisogna leggerlo proprio come un libro di avventura. Giunto alla fine il lettore avrà un'idea nuova e diversa della matematica, del suo rapporto con le altre scienze, della sua importanza nella storia dell'uomo.

“In molti casi, la matematica è una fuga dalla realtà. Il matematico si trova la sua nicchia monastica e la felicità in occupazioni che sono sconnesse dagli avvenimenti esterni. Alcuni lo praticano come usassero una droga. Gli scacchi a volte giocano un ruolo simile. Nella loro infelicità per gli eventi di questo mondo, alcuni si immergono in un tipo di autosufficienza nella matematica. (Alcuni si sono dati ad essa per quest'unica ragione).”


Ricordi di apprendistato
di Andrè Weil (1906-1998)

“Ogni matematico degno di tale nome ha sperimentato... lo stato di lucida esaltazione nel quale un pensiero si sussegue a un altro come per miracolo... Questa sensazione può durare per delle ore di fila, anche per dei giorni. Una volta sperimentata, brami di ripeterla: ma non ci puoi risucire a piacere, tranne forse lavorando accanitamente.”


L'uomo che amava solo i numeri
di Paul Hoffman

“un matematico è una macchina che trasforma il caffè in teoremi”
Paul Erdős

Nel libro l'autore descrive la vita e le opere di Erdős servendosi delle testimonianze dei suoi amici e collaboratori. Erdős ha collaborato con 485 matematici e pubblicato 1475 testi, fra saggi ed articoli. Nel corso della sua frenetica vita ha collezionato una lunga rete di amicizie in tutto il mondo.
L'autore descrive nei particolari le manie e le personali convinzioni di Erdős, soffermandosi a lungo sul personalissimo gergo che il matematico aveva creato per comunicare con i suoi conoscenti e amici. Per esempio, Erdos chiamava i bambini epsilon (quantità piccola a piacere, secondo il linguaggio utilizzato in matematica), mentre capo era utilizzato per le donne, schiavo per gli uomini e così via. Dal libro emerge la figura di matematico geniale e molto prolifico, oltre che un personaggio sensibile, per esempio verso i più bisognosi, ma anche totalmente inetto nel comprendere tutte quelle regole non scritte che regolano il rapporto tra l'essere umano e la società.
Il libro racconta, tra l'altro, di come Erdős spesso si presentasse a casa di colleghi matematici nel cuore della notte per esporre le sue scoperte o i suoi problemi, e di come fosse faticoso lavorare con lui per via dei suoi ritmi di lavoro massacranti. Infatti, lavorava, di norma, per 18-19 ore al giorno concedendosi solo delle brevissime pause per mangiare. I suoi ritmi erano talmente elevati che, di solito, Erdős era costretto a lavorare con più matematici contemporaneamente, per ottimizzare al meglio il tempo dedicato alla ricerca.
Il libro non descrive solo la vita di Erdős, ma effettua anche degli interessanti paralleli fra lui e altri grandi matematici, come Kurt Gödel e Carl Friedrich Gauss, o anche con Albert Einstein, che, pur essendo un fisico, aveva acquisito una notevole preparazione matematica, necessaria per poter maneggiare la sua teoria della relatività.


Pensieri Discreti di Gian-Carlo Rota, Garzanti

Raccoglie le tappe essenziali del percorso intellettuale di un matematico che è riuscito a coniugare la ricerca scientifica e la speculazione filosofica. Nel rifiutare ogni impostazione rigidamente riduzionista, Rota sviluppa alcuni punti della tradizione fenomenologica, riprendendo riflessioni di Husserl e di Heidegger. Accanto a pagine di notevole impegno teorico non mancano tuttavia esempi di ironia e di verve polemica. in atto per restare al passo con le attuali rivoluzioni produttive. sospetto che il raggiungimento del potere sia soltanto un fragile castello di sabbia.

Nacque a Vigevano da una famiglia di notevole cultura; suo padre Giovanni, ingegnere civile, disponeva di una biblioteca di oltre 5000 volumi. La sorella del padre, Rosetta Rota, laureata in matematica, già frequentatrice del gruppo di Enrico Fermi, era la moglie dello scrittore e aforista Ennio Flaiano. Rota visse nella città lombarda fino ai 13 anni; qui, alla scuola elementare, fu compagno di banco di Lucio Mastronardi. Negli ultimi tempi del secondo conflitto mondiale la sua famiglia dovette rifugiarsi in Valsesia, in quanto il padre Giovanni era inserito in una lista nera compilata dalle milizie fasciste.
Nel 1947 la famiglia emigrò in Ecuador, ove Giovanni Rota aveva contatti di lavoro; qui Giancarlo frequentò il Colegio Americano de Quito e successivamente, mentre la sua famiglia rientrava in Italia, si trasferì nel 1950 negli Stati Uniti per studiare alla Princeton University. Qui ebbe come docenti Alonzo Church, Emil Artin, Solomon Lefschetz e William Feller, ed ottenne il titolo di bachelor in matematica nel 1953 discutendo una tesi con Feller come relatore. In questo periodo egli potè seguire anche i suoi interessi filosofici, nati con la lettura di Croce, studiando filosofia con John Rawls, ed ebbe modo di conoscere le opere di Edmund Husserl e Martin Heidegger.
Dal 1954 proseguì gli studi di matematica presso la Yale University, dove ottenne nel 1954 il master e, tre anni dopo, con la supervisione di Jacob T. Schwartz, il Ph.D.. A Yale entrò in contatto anche con Marvin Minsky.
La maggior parte della sua carriera di insegnamento si svolse al Massachusetts Institute of Technology: vi risiedette infatti fin dal 1959, con la sola eccezione degli anni 1965-1967, durante i quali fu alla Rockefeller University. $Egrave; finora l'unico professore del MIT ad aver ricoperto, contemporaneamente, gli incarichi di docente di matematica (fu Norbert Wiener Professor of Applied Mathematics) e di filosofia.
Dal 1966 ricoprì incarichi al Los Alamos National Laboratory, dove strinse amicizia con Stanislaw Ulam; fu inoltre consulente della Rand Corporation e del Brookhaven National Laboratory. Dopo aver iniziato le sue ricerche in analisi funzionale, spostò il centro dei suoi interessi sulle teorie combinatorie, discipline che studiò per tutta la sua vita e alle quali diede contributi fondamentali. Un suo articolo del 1964, di grande influenza, inaugurò la teoria delle algebre di incidenza (generalizzazione della teoria dell'inversione di Moebius e del principio di inclusione-esclusione). Quando, nel 1988, ottenne lo Steele Prize, la motivazione citò questo articolo come il maggior responsabile della rivoluzione che ha incorporato la combinatoria nella corrente principale della matematica moderna.
Fornì inoltre fondamenti rigorosi al calcolo umbrale, e unificò le teorie delle sequenze di Sheffer e delle sequenze polinomiali di tipo binomiale; contribuì alla crescita della teoria delle matroidi e delle geometrie combinatorie; lavorò su problemi fondamentali del calcolo delle probabilità e fornì, infine, indirizzi generali per la teoria delle superalgebre.
Come filosofo aderì alla fenomenologia di Edmund Husserl e si occupò di questioni di filosofia della matematica; mantenne posizioni nettamente critiche verso la filosofia analitica.
Rota ottenne lauree honoris causa dalle Università di Strasburgo (1984), L'Aquila (1990), Bologna (1996), e dalla Brooklyn Polytechnic University (1997).


Turbare l'universo
di Freeman Dyson, Bompiani


L'importanza di essere imprevedibile
di Freeman Dyson, Di Renzo Ed.

Matematica ed emozioni
di Imre Toth, Di Renzo Ed.

Una vita movimentata la sua, segnata da eventi politici del suo tempo e la grande passione per la matematica. Ebreo comunista durante la II guerra mondiale, i suoi lutti si accompagnano alla passione per Cusano e per i grandi matematici. La passione per la matematica si trasforma, nel libro, in un momento di intensa spiritualità


Apologia di un matematico
di G. H. Hardy

Appassionata difesa della matematica,temi ricorrenti sono l'estetica della matematica, il rapporto tra teoria e applicazione pratica, la sua utilità e la discussione sulla realtà dei suoi oggetti.
Scritta ad un'età di 62 anni, è composta di 29 paragrafi, l'ultimo dei quali è l'unico direttamente autobiografico.

«Ho un’unica possibilità di sfuggire a un verdetto di irrilevanza totale, se si giudica che ho creato qualcosa che valeva la pena di creare. Che ho creato qualcosa è innegabile: la questione riguarda il suo valore. La sola difesa della mia vita, allora, o di chiunque sia stato matematico nello stesso mio senso, è dunque questa: ho aggiunto qualcosa al sapere e ho aiutato altri ad aumentarlo ancora; il valore dei miei contributi si differenzia soltanto in grado, e non in natura, dalle creazioni dei grandi matematici, o di tutti gli altri artisti, grandi e piccoli, che hanno lasciato qualche traccia dietro di loro.»

"Archimede sarà ricordato quando Eschilo sarà già dimenticato, perché le lingue muoiono e le idee matematiche no. 'Immortalità' può essere una parola stupida, ma probabilmente un matematico ha la migliore possibilità di qualunque cosa essa sia.”

L'uomo che vide l'infinito. La vita breve di Srinivasa Ramanujan, genio della matematica
di Robert Kanigel, Rizzoli

Nel 1913, un impiegato indiano di 25 anni, Srinivasa Ramanujan, scrisse a G. H. Hardy, il più grande matematico inglese dell'epoca, per sottoporgli alcune sue idee sui numeri. Hardy si rese subito conto che la lettera era opera di un genio, organizzò il viaggio di Ramanujan da Madras a Cambridge, e così ebbero inizio un'amicizia e una collaborazione tra le più singolari nella storia della scienza. Il giovane indiano, sotto la guida di Hardy, concepì teoremi e congetture che sbalordirono il mondo scientifico e che avrebbero avuto sorprendenti applicazioni, a decenni di distanza, in settori come la chimica e l'informatica. Dopo sette anni, tuttavia, Ramanujan, lontano dalla famiglia e dalla patria, si ammalò e tornò in India solo per morirvi.


“Dilemmi logici” La vita e l ’opera di Kurt Gödel
di John W.Dawson jr., Bollati Boringhieri

J.W.Dawson,docente di matematica p esso la Pennsylvania State University,figura tra i maggiori studiosi della vita e delle ope e di Kurt Gödel.Tra l ’altro è uno dei curatori dell ’edizione italiana delle sue “Opere ” (Bollati Bo inghieri 1999)di cui “Dilemmi Logici ” rappresenta una natu ale integrazione.Il testo ripe co re l ’intera vicenda umana e scientifica di Gödel,ad iniziare dal bambino “signor pe ché ” agli anni di studio e di maturazione intellettuale,dal genio solitario alle psicopatologie che lo accompagne anno fino alla morte.Di particola e pregio è la icchezza dei riferimenti e la dovizia di pa ticolari spesso tratti da documentazioni e da contatti epistolari inediti.
L ’approccio utilizzato da Dawson miscela sapientemente igore scientifico e capacità espositive,anche se una piena comprensione delle tematiche trattate p esuppone una conoscenza matematica di base,in pa ticolare per quanto concerne la Teoria degli Insiemi,la Logica Matematica e l ’Analisi Matematica. Il testo riesce appieno nel non facile intento di fo nire un quad o quanto mai chia o della complicata personalità di Gödel e del c ontesto familiare e storico in cui sono matu ati i suoi rivoluzionari risultati. Stefano Leonesi


L ’ultimo teorema di Fermat - L ’avventura di un genio, di un problema matematico e dell’uomo che lo ha risolto
di Simon Singh, Rizzoli

La storia dell’Ultimo Teorema di Fermat è inestricabilmente connessa alla storia della matematica e tocca tutti i temi piu rilevanti della teoria dei numeri. L’Ultimo Teorema di Fermat affonda le sue origini nella matematica dell’antica Grecia, circa duemila anni prima che Pierre de Fermat costruisse il problema nella forma a noi nota (xn +yn =z n per n maggiore di due ).
“Dispongo di una meravigliosa dimostrazione di questo teorema, che non può essere contenuta nel margine troppo stretto della pagina”.
Così scriveva a metà del Seicento il genio ella matematica Pierre de Fermat a proposito i quello che da quel momento sarebbe stato conosciuto come l ’ultimo teorema di Fermat. La dimostrazione non fu mai trovata e quella frase divenne il guanto di sfida raccolto da generazioni i matematici, che si sforzarono di dimostrare quel teorema dall’apparenza così semplice, così elegante e così impenetrabile. Simon Singh racconta in modo semplice e chiaro come Andrew Wiles, della Princeton University, dopo circa tre secoli e mezzo abbia trovato una soluzione, comprensibile anche a chi non sa nulla di matematica.
È la storia di un teorema che ha coinvolto molti dei più grandi matematici del passato, facendo rivivere l’affascinante percorso della teoria dei numeri.

La formula della bellezza. La mia vita da vagabondo della scienza
di Benoit B. Mandelbrot, Rizzoli.

Benoit Mandelbrot è stato uno dei più grandi matematici del Novecento: il suo approccio visionario e assolutamente originale alla geometria ha aperto la strada a un intero nuovo filone di ricerca noto come teoria dei frattali. Incurante delle iniziali diffidenze della comunità scientifica, ha dato forma a qualcosa in bilico tra il bidimensionale e il tridimensionale, colpendo l'immaginazione anche dei non matematici. Sempre fedele alla sua natura di spirito libero e anticonformista, ha inseguito per tutta la vita il "sogno kepleriano" di unire conoscenze in campi diversi per arrivare a una svolta epocale nelle scienze, realizzando quello che per secoli è stato un sogno vano: misurare l'irregolarità della natura. Questo suo ultimo libro è la riflessione finale, sincera e definitiva su un percorso intellettuale per molte ragioni straordinario, ed è però soprattutto il messaggio di indipendenza e di libertà intellettuale di un "ribelle" che ha proceduto caparbiamente in una direzione diversa da quella degli altri per tutta la vita.


Laurent Schwartz. Autobiografia di un matematico protagonista del Novecento

L'autobiografia di Laurent Schwartz – pubblicata in Francia nel 1997 con il titolo Un mathématicien aux prises avec le siècle – ricostruisce "pezzi" significativi della storia della Matematica del secolo scorso: dalla teoria delle distribuzioni, di cui Schwartz è considerato il "padre", ai contributi forniti dal gruppo Bourbaki (e alle due indicazioni in campo didattico). È comunque una testimonianza ben più generale, da parte di un importante figura di intellettuale che ha vissuto alcune delle più tormentate vicende del secolo scorso. Anche dopo l'abbandono della militanza trotskista, Laurent Schwartz rimase un critico tra i più severi del modello sovietico e dei comportamenti di una certa sinistra francese. La sua partecipazione, alla fine degli anni '50, alla lotta di liberazione del popolo algerino dal colonialismo francese ebbe drammatiche conseguenze per la sua vita personale e familiare e fu alla base del suicidio del figlio Marc-André. Il tragico episodio non distolse Laurent Schwartz dal proseguire la sua strada dell'impegno internazionalista: ebbe la forza di utilizzare la propria autorevolezza al servizio delle cause degli oppressi. Lo ritroviamo al fianco del popolo vietnamita con l'imperialismo statunitense – è l'esperienza raccontata con maggiore partecipazione emotiva, ancora a distanza di qualche decennio – e poi schierato a favore della resistenza afghana contro l'invasione sovietica e poi, ancora, coinvolto in vari comitati per la difesa dei diritti civili e la liberazione dei matematici privati della loro libertà dalle dittature di diversi paesi.

Pasta all'infinito. Il mio viaggio matematico in Italia
di Albrecht Beutelspacher, Ponte alle Grazie.

Questo libro racconta le avventure di un giovane matematico "molto" tedesco in Italia, durante un soggiorno di ricerca presso l'università dell'Aquila: avventure che possono capitare a chi si trova a vivere in un paese straniero con persone che non riconosce e con usanze a cui non è abituato, ma anche le avventure sorprendenti che riserva la matematica. Dal suo incontro con due colleghi italiani scaturiscono vivaci dialoghi sui concetti matematici, sulla loro origine, sulla loro relazione con la vita di tutti i giorni, finché arriveranno a formulare una contro-legge di Murphy: "nell'infinito si realizzano tutti i desideri che non erano destinati ad andare male".


Il genio dei numeri. Storia di John Nash, matematico e folle
di Sylvia Nasar, Rizzoli.

Il libro è la biografia di John Forbes Nash Jr. scritta da una giornalista economica del New York Times. La sua vita accademica ha inizio con la definizione del cosiddetto "equilibrio di Nash", quando il futuro matematico, allora studente dell'Università di Princeton, dà un contributo fondamentale allo sviluppo della teoria dei giochi. Nel 1944 riceve, insieme ad altri due studiosi il premio Nobel per l'economia. Fin qui sembrerebbe una normale biografia di uno scienziato di successo. Ma la vita di Nash non ha nulla di normale e la sua mente precipita nei cupi abissi della schizofrenia. Una biografia che sembra quasi un romanzo.
Nel 1949 John Forbes Nash ha ventun anni ed è un eccentrico studente di matematica, giunto con una borsa di studio a Princeton dalla natia West Virginia. Nelle ventisette paginette della sua tesi di dottorato dà un contributo fondamentale, con la definizione del cosiddetto "equilibrio di Nash", allo sviluppo della teoria dei giochi, che col passare degli anni troverà applicazione nei campi più svariati, dalla strategia militare all'economia. Nel decennio seguente, insegnante al MIT di Boston, Nash consacra la sua mente straordinaria alla soluzione di problemi che spaziano dalla teoria dei numeri alla cosmologia, producendo alcuni dei più profondi esempi di indagine matematica di questo secolo. Nel 1994 riceve insieme ad altri due studiosi il premio Nobel per l'economia. Ma la sua personalità, da sempre improntata a uno spirito competitivo e all'ambizione, subisce un duro colpo in seguito all'assegnazione a René Thom della medaglia Fields (l'analogo del premio Nobel per la matematica). Le cocenti delusioni amorose lo portano definitivamente al tracollo e nel giro di pochi mesi è costretto in un istituto per malati mentali. Nash subisce delle vere e proprie "torture" da cui però riesce a fuggire in più occasioni. Per trent'anni vaga tra cliniche, manicomi e università, perduto a se stesso, alla matematica, alla vita. La sua guarigione spontanea dalla malattia mentale sembra il finale romanzesco di una vita trascorsa tra mille traversie.
recensioni di Marano, A. L'Indice del 1999, n. 11
John Nash, premio Nobel per l'economia 1994, è personaggio che suscita curiosità per almeno due motivi: il numero di volte che gli economisti ne usano il nome, in riferimento al concetto base di equilibrio della teoria dei giochi, e la schizofrenia che, dalla fine degli anni cinquanta fino alla guarigione, nei primi anni novanta, annichila lo spirito di Nash, creando la fama nel mondo accademico di questo spettro che si aggira per l'università di Princeton tracciando oscuri messaggi sulle lavagne dell'istituto di matematica.
La biografia scritta dalla giornalista del "New York Times" Sylvia Nasar permette di soddisfare la curiosità ma si rivela anche un ottimo contributo di storia del pensiero scientifico ed economico nel secondo dopoguerra. Il libro descrive nitidamente il clima nella comunità matematica negli Stati Uniti negli anni cinquanta, nella quale operano personaggi quali Johann von Neumann, Albert Einstein, Kurt Gödel, Robert Julius Oppenheimer, Norbert Wiener, John Milron, Harlow Shapley: personaggi, questi, che Nash incontra e con i quali si confronta, come studente a Princeton e nei suoi anni di ricerca alla Rand Corporation, all'Mit, al Courant Institute della New York University, e, infine, di nuovo a Princeton.
Anche se amico di molti economisti, Paul Anthony Samuelson e Robert Solow fra gli altri, Nash è un matematico, non un economista. È però dalla ricerca matematica degli anni quaranta e cinquanta che emergono le basi dell'approccio formalizzato alla teoria economica, che verrà sviluppato in Theory of Games and Economic Behavior (1944) di Johann von Neumann e Oskar Morgenstern, nei contributi di Kenneth Joseph Arrow e Gérard Debreu, in Foundations of Economic Analysis (1947) di Paul Anthony Samuelson. Un approccio fondato metodologicamente sul modello assiomatico matematico, dunque prevalentemente astratto e basato, a differenza delle scienze sperimentali, sulla ricerca individuale piuttosto che di gruppo. Un modo di fare scienza che stimola individualismo e spirito competitivo, del quale Nash fornisce una rappresentazione estrema.
Lo spirito individualista di Nash sembra vicino a quello della destra anarchica americana. Il rifiuto di qualunque autorità o dimensione sociale che non sia quella individuale è in lui così forte da portarlo a fare di tutto per evitare la leva nel periodo della guerra di Corea; la mera possibilità teorica della coscrizione ne sconvolge così tanto la mente da portarlo, dieci anni dopo, a tentare di rinunciare alla stessa cittadinanza americana, e a chiedere asilo politico alla Svizzera. Ma anche nel comportamento nei confronti del proprio figlio naturale Nash mostra un individualismo estremo, rifiutandosi di contribuire al suo mantenimento, pur pretendendo al tempo stesso di non rinunciare alla relazione con la madre. E anche nella rinuncia alla tenure, appena ottenuta all'Mit, nel periodo iniziale della sua pazzia, sembra di leggere, più che altro, la volontà e convinzione di poter fronteggiare da solo il mondo, al di fuori di qualunque appartenenza. Individualismo e competizione vanno di pari passo. Il lavoro probabilmente più rilevante di Nash, del 1956, è frutto di una scommessa. E molte fra le cause richiamate come possibili spiegazioni del suo cadere in preda alla schizofrenia sono prettamente competitive: lo scoprire che nel 1957 De Giorgi ha pubblicato, qualche mese prima di lui, "in the most obscure journal imaginable", un importante risultato di continuità per sistemi di equazioni non lineari paraboliche; la mancata vittoria, nel 1958, della Fields Medal, uno dei più importanti riconoscimenti per matematici; l'aver cercato inutilmente, nello stesso anno, di provare la congettura di Riemann. Ingrediente indispensabile per il successo è la fiducia in sé stessi e Nash - o "G-Nash", il suo nomignolo all'Mit, dove "G" sta per "genio" - ne dispone in abbondanza; basta a dimostrarlo il fatto che egli, allora studente di primo anno di PhD a Princeton, vada a parlare con Einstein per spiegargli come correggere la relatività, per farsi rispondere "beh, forse è il caso che prima studi un po' di fisica". Ma Nash considera lo studiare cosa fanno gli altri una perdita di tempo, un distogliere la mente da compiti più alti; tutto quanto serve è un problema aperto e l'assicurazione, da parte della comunità accademica, che sia rilevante.
Quale genere di scienza può avere bisogno del tipo di genio di cui Nash dispone? Questo tipo di approccio, necessariamente deideologizzato e astorico, progressivo e formalizzato, è ben rappresentato dalla Rand Corporation.
La Rand può essere considerata un vero e proprio laboratorio nel quale il moderno approccio alla teoria economica ha origine e si diffonde. Il capitolo sulla Rand potrebbe a ragione essere titolato: "Economics: un sottoprodotto della guerra fredda". La Rand viene creata nel secondo dopoguerra, finanziata dall'aviazione americana, con l'obiettivo di produrre "high-quality, objective research on national security issues". Di fatto è uno degli strumenti attraverso i quali i rapporti fra militari e mondo accademico, iniziati durante la seconda guerra mondiale, vengono istituzionalizzati. Il problema della Rand è la guerra fredda, in particolare lo studio di praticabilità, effetti e ritorsioni di un eventuale primo attacco atomico. Il suo approccio è tecnico-scientifico e iper-razionale.
La Rand ha apprezzato moltissimo il contributo di teoria dei giochi di von Neumann, ma più promettente ancora risulta il contributo di Nash, che permette di sviluppare la teoria dei giochi non cooperativi e a somma non nulla, superando alcune delle limitazioni implicite nell'approccio di von Neumann.
Attorno alla Rand ruotano appunto economisti e teorici dei giochi del calibro di von Neumann, Nash, Shapley, Samuelson, Simon, Arrow. Il teorema di impossibilità di Arrow ad esempio è frutto di un assignment della Rand: la teoria dei giochi tratta di individui, ma la Rand la usa per trattare di nazioni, insiemi di individui. Come è logicamente possibile passare da individui a nazioni? Dopo qualche tentativo, Arrow decide che dev'essere impossibile, cosa che lo porterà alla dimostrazione del suo teorema.
Dalla Rand Nash è espulso ai tempi del maccartismo; non per attività antiamericane, quanto per sospette tendenze omosessuali, essendo gli omosessuali considerati più facilmente ricattabili dalle intelligences del blocco comunista. Quanto la fiducia di Nash in se stesso sia mera apparenza è difficile dire, fatto sta che la tensione competitiva lo porta alla schizofrenia e a conoscere per diretta esperienza, a partire dal 1959, un buon numero di ospedali e cure psichiatriche, fra cui il coma insulinico e (forse) l'elettroshock. Ma nella sua stessa schizofrenia mostra l'interiorizzazione piena del modello della Rand. Nash si nomina imperatore dell'Antartide, convoca un governo mondiale, vaga per l'Europa cercando di ottenere asilo politico, diventa ossessionato dalla numerologia, alla disperata, continua ricerca di un significato razionale in tutto.
L'approccio perseguito dalla Rand si afferma, fino a diventare mainstream in buona parte della teoria economica, nei successivi quarant'anni. È da tale affermazione che origina nel 1994 il Nobel a Nash, Reinhard Selten e John Harsanyi. Un'affermazione non pacifica, della quale lo scontro all'interno dell'accademia svedese tra Assar Lindbeck e Ingemar Stahl, descritto dall'autrice, è solo uno dei tanti esempi.
Sostanzialmente Nash è un matematico che ha operato in quel territorio di frontiera fra matematica ed economia dal quale si è sviluppato il moderno approccio astratto e formalizzato. È merito del libro mettere in luce tale humus, con tanto di caratterizzazioni, pregiudiziali e scelte metodologiche, in maniera equilibrata, favorita dal fatto che l'autrice, non essendo un'accademica, non ha posizioni da difendere a priori.

Ha ispirato il film di Robert Luketic con Laurence Fishbourne e Kevin Spacey

Blackjack Club - La vera storia dei sei studenti di matematica che hanno sbancato Las Vegas
di Ben Mezrich, Mondadori.

Si può vincere a blackjack tanto da sbancare il casinò, ma senza barare e senza violare in qualche modo la legge? La storia di un gruppo di geniali studenti di matematica del Massachusetts Institute of Technology di Boston, il più prestigioso centro di ricerca scientifica del mondo, sembra proprio dimostrare che è possibile. La vicenda del Blackjack Club balzò agli onori della cronaca alcuni anni fa, dopo che i suoi appartenenti ebbero sottratto ai maggiori casinò degli Stati Uniti, aggirandone ripetutamente i sistemi di sorveglianza e protezione, ma nella piena legalità, oltre 3 milioni di dollari. E senza mancare a un solo party del college, a una sola partita di football o a un solo esame. Mentre i loro compagni passavano il tempo in ricerche di laboratorio e nelle biblioteche, il "club del blackjack" si recava ogni settimana a Las Vegas con enormi quantità di denaro, messe a disposizione da finanziatori senza scrupoli, e una ventina di pseudonimi e false identità. Qui, grazie a puntate da capogiro, a un infallibile codice di comunicazione cifrato e a un semplice sistema di calcolo matematico, elaborato da un docente del loro stesso ateneo, questa squadra di «primi della classe» riuscì regolarmente a far saltare il banco delle case da gioco, arrivando così a disporre di molto più denaro di quanto fosse in grado di spendere. Finché i casinò non consumarono la propria vendetta.


Per rispondere alle domande che spesso gli vengono rivolte su come sia la vita di un matematico, Cédric Villani ha concepito questo splendido racconto, un romanzo che descrive “la genesi di un lavoro matematico, dal momento in cui si decide di lanciarsi nell’avventura, fino a quello in cui finalmente l’articolo che annuncia il nuovo risultato – il nuovo teorema – viene accettato per essere pubblicato su una rivista internazionale”