Matematica e Letteratura classica
«Οὑτός τοι Διόφαντον ἔχει τάφος· ἆ μέγα θαῦμα!
καὶ τάφος ἐκ τέχνης μέτρα βίοιο λέγει.
Ἕκτην κουρίζειν βιότου θεὸς ὤπασε μοίρην,
δωδεκάτην δ' ἐπιθείς μῆλα πόρεν χνοάειν·
τῇ δ' ἄρ' ἑβδομάτῃ τὸ γαμήλιον ἥψατο φέγγος,
ἐκ δὲ γάμων πέμπτῳ παῖδ' ἐπένευσεν ἔτει.
Αἰαῖ, τηλύγετον δειλὸν τέκος, ἥμισυ πατρός
+τοῦδε καὶ ἡ κρυερός+ μέτρον ἑλὼν βιότου.
Πένθος δ' αὖ πισύρεσσι παρηγορέων ἐνιαυτοῖς
τῇδε πόσου σοφίῃ τέρμ' ἐπέρησε βίου.»
“Questa tomba contiene Diofanto. Quale meraviglia! La tomba dice scientificamente la misura della sua vita. Dio garantì che sarebbe rimasto bambino per un sesto della sua vita; aggiungendone un dodicesimo, sulle sue guance crebbe la barba; Dio gli offrì le gioie del matrimonio dopo un settimo, e nel quinto anno dopo il matrimonio gli donò un figlio. Ahimé! Figlio tardo e misero, quando egli raggiunse la misura della metà della vita di suo padre, la gelida tomba lo rapì. Dopo avere consolato il suo dolore con la scienza dei numeri per quattro anni, anch'egli raggiunse la fine della propria vita.”
epitaffio di Diofanto (214?-298?) in Ivor Thomas, Greek Mathematics
(x/6+x/12+x/7+5+x/2+4=x da cui x=84)
di Armando Bertinetti
di Bruno D'Amore
al Politecnico di Milano
di Grazia Cotroni
“ La geometria si muove intra due repugnanti ad essa; siccome tra ‘l punto e ‘l cerchio; ché, siccome dice Euclide, il punto è principio di quella, e, secondo ch’e’ dice, il cerchio è perfettissima figura in quella, che conviene però aver ragione di fine; sicché tra ‘l punto e ‘l cerchio, siccome tra principio e fine, si muove la geometria. E queste due alla sua certezza repugnano; ché ‘l punto per la sua indivisibilità è immisurabile, e ‘l cerchio per lo suo arco è impossibile a quadrare perfettamente , e però è impossibile a misurare appunto……”
Convivio, Trattato II, capitolo XIV
“L'incendio suo seguiva ogni scintilla;
ed eran tante, che 'l numero loro
più che 'l doppiar degli scacchi s'immilla.”
Divina Commedia, Paradiso XXVIII 91-93. Un riferimento alla leggenda di Sissa Nassir, l'inventore degli scacchi
“Qual è 'l geometra che tutto s'affige
per misurar lo cerchio, e non ritrova,
pensando, quel principio ond'elli indige.”
Paradiso XXXIII 133-135. Un riferimento alla al problema della quadratura del cerchio
“non, si est dare primum motum esse,
e se del mezzo cerchio far si pote
triangol sì ch'un retto non avesse.”
Paradiso XIII 99-101. Un riferimento al fatto che un triangolo inscritto in una circonferenza è sempre rettangolo
“O cara piota mia, che sì t'insusi
che come veggion le terrene menti
non capere in triangol due ottusi...”
Paradiso XVII 13-15. Un riferimento al fatto che un triangolo non può avere più di un angolo ottuso.
di Biagio Scognamiglio
La scienza e la letteratura sin dalle loro origini hanno intrecciato rapporti stretti e inscindibili. Filosofi, studiosi della natura, scienziati, poeti, saggisti e romanzieri hanno affollato pagine a mille con argomenti di contenuto scientifico; anticamente inserendo i fatti descritti in una visione dell’universo già precedentemente formulata, ed in seguito, diciamo da Galileo in poi, in modo “moderno”, cercando di tradurre i caratteri matematici del libro della natura in caratteri alfabetici.
Non solo su questa comunione però si è consolidato il legame tra letteratura e scienza, dal momento che la stessa struttura narrativa di ogni opera letteraria non può prescindere da un modello di riferimento, da un paradigma o da una teoria organizzativa che, con vari livelli di articolazione logico-formale, si riferisca a regole numeriche aritmetiche e geometriche.
La Divina Commedia ne è un emblematico esempio; la caratteristica poetico-enciclopedica del sapere del tempo che la contraddistingue, quel sapere che è virtute e canoscenza, ne permea a tal punto le cantiche ed esprime in modo così ricorrente la profondità della scienza, da offrire innumerevoli spunti per operare richiami e considerazioni sulle conoscenze scientifiche del tempo e nel tempo, il cui approfondimento può inoltre condurre ad una più sentita comprensione del significato e del valore poetico delle allegorie, delle similitudini e delle metafore che popolano l’intera opera.
Chi avrebbe mai pensato che si potessero studiare i versi del Petrarca con le equazioni differenziali? Le stesse equazioni usate per studiare il moto dei pianeti o l'andamento della Borsa, sono state applicate da un ingegnere del Politecnico di Milano, Sergio Rinaldi, docente di Teoria dei Sistemi, allo studio dei sentimenti del poeta innamorato. La dinamica dell'amore, ha trovato una dimensione matematica.
“Se volessero, per esempio, lodare la bellezza di una donna, o di ogni altro animale, lo descriverebbero per mezzo di rombi, cerchi, parallelogrammi, ellissi, e altri termini geometrici...”
Jonathan Swift (Dublino 1667 – ivi 1745) in"Viaggio a Laputa" in I viaggi di Gulliver (1726)
“I matematici di Sua Maestà, avendo scoperto che la statura di Gulliver eccedeva la loro nella proporzione di dodici a uno, e considerando che i loro corpi erano simili al suo, inferirono che doveva contenere 1728 corpi loro e aver bisogno, per conseguenza, di altrettanto cibo quanto bastasse a nutrire il predetto numero di lillipuziani.”
Jonathan Swift (Dublino 1667 – ivi 1745) nel paese di Lilliput, I viaggi di Gulliver (1726)
“Visto che stai studiando geometria e trigonometria, ti darò un problema. Una nave solca l'oceano. Ha lasciato Boston con un carico di lana, da 200 tonnellate, dirigendosi verso Le Havre. L'albero maestro è rotto, un mozzo è sul ponte, il vento soffia da est-nord-est, sono le tre e un quarto di pomeriggio. Siamo in maggio. Qual è l'età del capitano?” Gustave Flaubert (1821-1880)
“Tutte le generalizzazioni sono pericolose. Anche questa. ”
Alexandre Dumas f.
“Una branca moderna della matematica, avendo raggiunto l'arte di trattare con l'infinitamente piccolo, può ora fornire soluzioni in altri problemi di moto più complessi, che sembravano essere insolubili. Questa branca moderna della matematica, ignota agli antichi, trattando i problemi di moto ammette il concetto dell'infinitamente piccolo, e si conforma così alla condizione principale del moto (continuità assoluta) e in questo modo corregge l'inevitabile errore che la mente umana non può evitare quando tratta con elementi separati del moto invece che esaminare il moto continuo. Cercando le leggi dei moti storici capita esattamente la stessa cosa. Il moto dell'umanità, che sorge da innumerevoli volontà umane, è continuo. Comprendere le leggi di questo moto continuo è lo scopo della storia. Solo prendendo un'unità infinitamente piccola per l'osservazione (il differenziale della storia, vale a dire le tendenze individuali dell'uomo) e adoperando l'arte di integrarle (cioè, trovare la somma di questi infinitesimi) possiamo sperare di giungere alle leggi della storia.”Lev Nikolgevich Tolstoj (1828-1920), Guerra e pace
di Piergiorgio Odifreddi
“O matematica severa, io non vi ho dimenticata, da quando le vostre dotte lezioni, più dolci del miele, filtrarono nel mio cuore, come onda rinfrescante. Aspiravo istintivamente, fin dalla culla, a bere dalla vostra fonte, più antica del sole, e ancora continuo a calcare il sacro vestibolo del vostro tempio solenne, io, il vostro più fedele iniziato. C’era del vago nella mia mente, un non so che di denso come il fumo; ma seppi salire religiosamente i gradini che portano al vostro altare, e voi avete cacciato quel velo oscuro, come il vento caccia la procellaria. Avete messo, al suo posto, una freddezza eccessiva, una profonda prudenza e una logica spietata. Con l’aiuto del vostro latte fortificante, la mia intelligenza si è rapidamente sviluppata, e ha preso proporzioni immense, nell’estasiante chiarezza che voi donate con prodigalità a coloro che vi amano di sincero amore. Aritmetica! Algebra! Geometria! trinità grandiosa! triangolo luminoso! Colui che non vi ha conosciuto è un insensato! Meriterebbe di provare i massimi supplizi; c’è infatti un cieco disprezzo nella sua ignorante noncuranza; ma colui che vi apprezza e vi conosce non vuole più alcun bene della terra; si accontenta dei vostri magici godimenti, e, portato sulle vostre cupe ali, desidera solo innalzarsi, con volo leggero, tracciando una spirale ascendente, verso la sferica volta dei cieli. La terra gli mostra soltanto illusioni e fantasmagorie morali; ma voi, matematica concisa, grazie alla concatenazione rigorosa delle vostre tenaci proposizioni e alla costanza delle vostre ferree leggi, fate rifulgere, agli occhi abbagliati, un riflesso di quella suprema verità la cui impronta si nota nell’ordine dell’universo. Ma l’ordine che vi circonda, soprattutto rappresentato dalla perfetta regolarità del quadrato, l’amico di Pitagora, è ancora più grande; l’Onnipotente infatti si è rivelato completamente, lui e i suoi attributi, nel memorabile lavoro che consistette nel fare uscire, dalle viscere del caos, i vostri tesori di teoremi e i vostri magnifici splendori. Nelle epoche antiche e nei tempi moderni, più di una grande immaginazione vide il proprio genio, atterrito, nella contemplazione delle simboliche figure tracciate sulla carta bruciante, come altrettanti segni misteriosi, vivi di un soffio latente, che il volgo profano non comprende e che non erano che la splendente rivelazione di assiomi e geroglifici eterni, esistiti prima dell’universo e che sopravvivranno dopo di lui. Essa si domanda, china sul precipizio di un punto interrogativo, come mai la matematica contenga tanta imponente grandezza e tanta incontestabile verità, mentre, se le paragona all’uomo, non trova in quest’ultimo che falso orgoglio e menzogna. Allora, quello spirito superiore, rattristato, al quale la nobile familiarità dei vostri consigli fa sentire ancor più la piccolezza dell’umanità e la sua impareggiabile follia, affonda la testa canuta, in una mano scarna e resta assorto nelle sovrannaturali meditazioni. Piega le ginocchia dinanzi a voi, e la sua venerazione rende omaggio al vostro volto divino, come alla vera immagine dell’Onnipotente. [...] Ma voi, rimanete sempre le stesse. Nessun cambiamento, nessun’aria ammorbata sfiora i macigni scoscesi e le immense vallate della vostra identità. Le vostre modeste piramidi dureranno più delle piramidi d’Egitto, formicai eretti dalla stupidità e dalla schiavitù. La fine dei secoli vedrà ancora erette sulle rovine dei tempi le vostre cifre cabalistiche, le vostre laconiche equazioni e le vostre linee scultoree sedere alla destra vendicatrice dell’Onnipotente [... ] Voi mi deste la logica, che è come l’anima stessa dei vostri insegnamenti pieni di saggezza; con i suoi sillogismi, il cui complicato labirinto è tale quanto più è comprensibile [...] O santa matematica, possiate, con il perpetuo commercio, consolare il resto dei miei giorni dalla malvagità dell’uomo e dell’ingiustizia del Gran Tutto.”da
I canti di Maldoror di Isidore Lucien Ducasse, conte di Lautremont (1846-1870),