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Di
fronte ai termini "teatro" e "scienza"
che cosa le viene da pensare? Che siano due mondi
estranei, che siano lo stesso mondo o che cosa?
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Io
non credo nell'estraneità dei mondi
umanistico e scientifico, in
generale: anzi, credo positivamente alla
loro complementarità. Devo però
mettere un po' le mani avanti, anche per
le risposte successive: confesso non tanto
di non amare il teatro, quanto piuttosto
di essermene interessato poco. Ho visto
pochissimi spettacoli, e ne ho letti ancora
meno. La maggior parte delle cose che
dirò sono dunque frutto più
di pregiudizi che di giudizi.
Ciò
detto, io vedrei molte connessioni fra
il teatro e la didattica della scienza,
più che con la sua pratica. Fare
lezione mi sembra la stessa cosa che produrre
uno spettacolo teatrale: c'è un
pubblico, un attore, un testo da seguire
o da improvvisare, un'attenzione da conquistare...
Credo che i trucchi siano gli stessi,
sul palcoscenico e in cattedra.
Dario
Fo, col quale ho avuto occasione di scambiare
alcune volte alcune idee su questo argomento,
e che ho anche intervistato recentemente,
mi sembra confermare: le improvvisazioni
e le recitazioni hanno schemi che, probabilmente,
sono gli stessi indipendentemente dal
campo, che sia esso il teatro, la lezione,
il concerto... La cosa interessante, che
forse ha a che vedere con la domanda,
è che questi schemi, che sono di
natura tipicamente matematica (inversioni,
riflessioni, dilatazioni, eccetera).
Naturalmente,
poi, c'è un ultimo punto di contatto
fra teatro e scienza, ed
è il fatto che l'argomento della
piece può essere ispirato a particolari
problematiche (esterne o interne) della
scienza stessa. Ma questo mi sembra l'aspetto
meno interessante, e più secondario.
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Al
Teatro Crt di Milano quest'anno è in programma
uno spettacolo del Teatroincontro al quale lei
ha partecipato come consulente scientifico. Potrebbe
parlarci di quest'esperienza? E' stata l'unica
per lei oppure aveva avuto già occasione
di lavorare in quest'ambito?
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Certamente
non avevo mai collaborato con il teatro
prima. E' successo tutto per caso, almeno
per quanto riguarda me. Mi ha scritto
Mimmo Sorrentino, ormai un paio di anni
fa, dicendomi che aveva intenzione di
scrivere il pezzo su Mistretta e Gödel.
Mi ha chiesto una "consulenza",
e ci siamo incontrati a torino tre o quattro
volte. Come ho detto, ero sempre stato
lontanissimo dall'ambiente del teatro,
ma essendo curioso sono stato a sentirlo
con molto interesse mentre mi raccontava
di come nascono i pezzi, come aveva scritto
il suo, come l'aveva pensato direttamente
per certi attori, e così via.
Naturalmente,
sul testo io non ho lavorato direttamente,
ma ho letto con occhio critico le parti
relative al teorema di Gödel.
Mi è sembrato un tentativo interessante
di divulgazione del teorema, anche se
naturalmente non era questo lo scopo principale
dell'opera. Ho dato a Mimmo alcuni consigli,
molto marginali. Del teorema abbiamo parlato
più diffusamente a voce, e nelle
stesure successive lui ha usato qualcuna
delle cose che ci eravamo detti. E' stata
un'esperienza breve, ma molto interessante.
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Nel
sito Internet dello spettacolo "Infinities"
di Ronconi c'è un suo intervento filmato
e inoltre ha partecipato a una delle conferenze
al Piccolo Teatro nell'ambito del ciclo "i
giovedi' della scienza". Volevamo chiederle
un parere sullo spettacolo "Infinities".
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Confesso
di non aver visto lo spettacolo! Pero'
l'ho visto nascere: ricordo quando alcuni
anni fa la Sigma Tau stava guardandosi
in giro per realizzare l'idea che era
venuta non so a chi, se a loro o a Ronconi.
Ne ho sentito parlare al Festival SpoletoScienza
direttamente da Pino Donghi, e in seguito
da Giorello. Non ho mai capito perché
mai abbiano dovuto farlo realizzare da
Barrow: o meglio, l'ho capito, ma devo
ammettere di essere prevenuto: considero
Barrow un po' troppo un "professionista"
della divulgazione. Io in queste cose
(così come in altre, ad esempio
nell'amore) preferisco i dilettanti.
Ho
sentito molti commenti sullo spettacolo,
tutti molto entusiasti e positivi. sembra
che la realizzazione di Ronconi sia stata
geniale, e che del testo di Barrow sia
rimasto poco, o solo una traccia. Mi sarebbe
piaciuto vederlo, col senno di poi, ma
sono troppo pigro per venire a Milano,
andare in un luogo lontano della città,
stare in coda, muovermi ogni quarto d'ora,
eccetera. E' lo stesso motivo per cui
praticamente non vado a concerti, a conferenze,
a mostre, e compagnia bella.
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Si
ricorda altri episodi in cui teatro e scienza
si sono "incontrati" e che cosa ne pensa?
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Ho
sentito di "copenaghen", anche
quello apparentemente molto interessante.
E ho visto (ma si, visto!) "I Fisici"
di Dürrenmatt. Quelli, però,
sono spettacoli solo lontanamente ispirati
alla scienza: trattano di problemi legati
alla bomba. ovviamente hanno anche un
risvolto scientifico, ma l'aspetto fondamente
è più che altro etico o
morale. E' la stessa cosa nei recenti
film sui matematici, come "A beautiful
mind" e "Enigma": la scienza
è solo un pretesto per raccontare
una storia, buono (o cattivo) come qualunque
altro.
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Per
quanto riguarda più in particolare la matematica,
rispetto alle altre scienze, secondo lei, ha qualche
aspetto che la rende più (o meno) rappresentabile
a teatro?
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Rappresentare
matematica a teatro è certamente
più difficile, proprio per la mancanza
di quegli aspetti ai quali ho appena accennato.
Ricordo di aver letto "La lezione"
di Ionesco, in cui c'è della matematica
molto elementare. Ma la matematica può
far capolino nella struttura del pezzo
teatrale: ad esempio, così è
in "Smoking, no smoking", che
è un
film (di Alain Resnais), ma è costruito
come un teatro, e magari è nato
proprio dal teatro. Il film ha una struttura
ad albero, e analizza tutte le possibili
storie che nascono da biforcazioni di
situazioni. Io, personalmente, trovo questo
genere di interazione fra matematica e
teatro o cinema più interessanti
della rappresentazione diretta di argomenti
di matematica, o ancora peggio della vita
dei matematici. Ma ovviamente è
solo una mia idiosincrasia.
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Le
esperienze di teatro e di animazione teatrale
all'interno dei Musei della Scienza le sembrano
un metodo convincente di comunicazione scientifica?
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Temo
di non sapere nulla di questo. E, come
ormai si può capire, non vado neppure
nei musei, se non rarissimamente.
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