Teatro e Scienza
Le interviste e le opinioni

Piergiorgio Odifreddi


Piergiorgio Odifreddi è docente di Logica a Torino e presso la Cornell University di New York. Giornalista e collaboratore de La Repubblica, recentemente ha pubblicato Il Vangelo secondo la scienza (Einaudi, 1999), La Matematica del novecento (Einaudi, 2000), Il computer di Dio (Cortina, 2000) e C'era una volta un paradosso (Einaudi, 2001).
Vi segnaliamo i seguenti articoli on line, in cui Odifreddi affronta argomenti che si intersecano o sono "contigui" con quello dell'intervista:

Culture: una nessuna, centomila? (sito ViaLattea, che contiene molti altri link ad altri articoli e saggi)
La tela di Pitagora (sito del Pristem)

 

Di fronte ai termini "teatro" e "scienza" che cosa le viene da pensare? Che siano due mondi estranei, che siano lo stesso mondo o che cosa?

Io non credo nell'estraneità dei mondi umanistico e scientifico, in
generale: anzi, credo positivamente alla loro complementarità. Devo però mettere un po' le mani avanti, anche per le risposte successive: confesso non tanto di non amare il teatro, quanto piuttosto di essermene interessato poco. Ho visto pochissimi spettacoli, e ne ho letti ancora meno. La maggior parte delle cose che dirò sono dunque frutto più di pregiudizi che di giudizi.

Ciò detto, io vedrei molte connessioni fra il teatro e la didattica della scienza, più che con la sua pratica. Fare lezione mi sembra la stessa cosa che produrre uno spettacolo teatrale: c'è un pubblico, un attore, un testo da seguire o da improvvisare, un'attenzione da conquistare... Credo che i trucchi siano gli stessi, sul palcoscenico e in cattedra.

Dario Fo, col quale ho avuto occasione di scambiare alcune volte alcune idee su questo argomento, e che ho anche intervistato recentemente, mi sembra confermare: le improvvisazioni e le recitazioni hanno schemi che, probabilmente, sono gli stessi indipendentemente dal campo, che sia esso il teatro, la lezione, il concerto... La cosa interessante, che forse ha a che vedere con la domanda, è che questi schemi, che sono di natura tipicamente matematica (inversioni, riflessioni, dilatazioni, eccetera).

Naturalmente, poi, c'è un ultimo punto di contatto fra teatro e scienza, ed
è il fatto che l'argomento della piece può essere ispirato a particolari problematiche (esterne o interne) della scienza stessa. Ma questo mi sembra l'aspetto meno interessante, e più secondario.

Al Teatro Crt di Milano quest'anno è in programma uno spettacolo del Teatroincontro al quale lei ha partecipato come consulente scientifico. Potrebbe parlarci di quest'esperienza? E' stata l'unica per lei oppure aveva avuto già occasione di lavorare in quest'ambito?

Certamente non avevo mai collaborato con il teatro prima. E' successo tutto per caso, almeno per quanto riguarda me. Mi ha scritto Mimmo Sorrentino, ormai un paio di anni fa, dicendomi che aveva intenzione di scrivere il pezzo su Mistretta e Gödel. Mi ha chiesto una "consulenza", e ci siamo incontrati a torino tre o quattro volte. Come ho detto, ero sempre stato lontanissimo dall'ambiente del teatro, ma essendo curioso sono stato a sentirlo con molto interesse mentre mi raccontava di come nascono i pezzi, come aveva scritto il suo, come l'aveva pensato direttamente per certi attori, e così via.

Naturalmente, sul testo io non ho lavorato direttamente, ma ho letto con occhio critico le parti relative al teorema di del. Mi è sembrato un tentativo interessante di divulgazione del teorema, anche se naturalmente non era questo lo scopo principale dell'opera. Ho dato a Mimmo alcuni consigli, molto marginali. Del teorema abbiamo parlato più diffusamente a voce, e nelle stesure successive lui ha usato qualcuna delle cose che ci eravamo detti. E' stata un'esperienza breve, ma molto interessante.

Nel sito Internet dello spettacolo "Infinities" di Ronconi c'è un suo intervento filmato e inoltre ha partecipato a una delle conferenze al Piccolo Teatro nell'ambito del ciclo "i giovedi' della scienza". Volevamo chiederle un parere sullo spettacolo "Infinities".

Confesso di non aver visto lo spettacolo! Pero' l'ho visto nascere: ricordo quando alcuni anni fa la Sigma Tau stava guardandosi in giro per realizzare l'idea che era venuta non so a chi, se a loro o a Ronconi. Ne ho sentito parlare al Festival SpoletoScienza direttamente da Pino Donghi, e in seguito da Giorello. Non ho mai capito perché mai abbiano dovuto farlo realizzare da Barrow: o meglio, l'ho capito, ma devo ammettere di essere prevenuto: considero Barrow un po' troppo un "professionista" della divulgazione. Io in queste cose (così come in altre, ad esempio nell'amore) preferisco i dilettanti.

Ho sentito molti commenti sullo spettacolo, tutti molto entusiasti e positivi. sembra che la realizzazione di Ronconi sia stata geniale, e che del testo di Barrow sia rimasto poco, o solo una traccia. Mi sarebbe piaciuto vederlo, col senno di poi, ma sono troppo pigro per venire a Milano, andare in un luogo lontano della città, stare in coda, muovermi ogni quarto d'ora, eccetera. E' lo stesso motivo per cui praticamente non vado a concerti, a conferenze, a mostre, e compagnia bella.

Si ricorda altri episodi in cui teatro e scienza si sono "incontrati" e che cosa ne pensa?

Ho sentito di "copenaghen", anche quello apparentemente molto interessante. E ho visto (ma si, visto!) "I Fisici" di Dürrenmatt. Quelli, però, sono spettacoli solo lontanamente ispirati alla scienza: trattano di problemi legati alla bomba. ovviamente hanno anche un risvolto scientifico, ma l'aspetto fondamente è più che altro etico o morale. E' la stessa cosa nei recenti film sui matematici, come "A beautiful mind" e "Enigma": la scienza è solo un pretesto per raccontare una storia, buono (o cattivo) come qualunque altro.

Per quanto riguarda più in particolare la matematica, rispetto alle altre scienze, secondo lei, ha qualche aspetto che la rende più (o meno) rappresentabile a teatro?

Rappresentare matematica a teatro è certamente più difficile, proprio per la mancanza di quegli aspetti ai quali ho appena accennato. Ricordo di aver letto "La lezione" di Ionesco, in cui c'è della matematica molto elementare. Ma la matematica può far capolino nella struttura del pezzo teatrale: ad esempio, così è in "Smoking, no smoking", che è un
film (di Alain Resnais), ma è costruito come un teatro, e magari è nato proprio dal teatro. Il film ha una struttura ad albero, e analizza tutte le possibili storie che nascono da biforcazioni di situazioni. Io, personalmente, trovo questo genere di interazione fra matematica e teatro o cinema più interessanti della rappresentazione diretta di argomenti di matematica, o ancora peggio della vita dei matematici. Ma ovviamente è solo una mia idiosincrasia.

Le esperienze di teatro e di animazione teatrale all'interno dei Musei della Scienza le sembrano un metodo convincente di comunicazione scientifica?

Temo di non sapere nulla di questo. E, come ormai si può capire, non vado neppure nei musei, se non rarissimamente.