Value at Risk (VaR)


A differenza della volatilità o della Downside Deviation, che misurano la dispersione dei rendimenti, il VaR cerca di rispondere alla domanda: "Qual è la perdita massima da aspettarsi, con un certo livello di confidenza, in un determinato intervallo di tempo?"
In altre parole, il VaR quantifica una soglia di perdita associata a una probabilità prefissata.

Se \(R\) è la variabile casuale che rappresenta profitti, positivi, e perdite, negative, il VaR al livello \(α ∈ (0,1)\) è \[\operatorname {VaR} _{\alpha }(R)=-\inf {\big \{}x\in \mathbb {R} :F_{R}(x)>\alpha {\big \}}=F_{-R}^{-1}(1-\alpha ).\]

Fu introdotto nel 1990, dopo il crollo del mercato azionario del 1987, in J.P. Morgan su richiesta di un dirigente che desiderava avere un rapporto riepilogativo sulle possibili perdite e i rischi a cui è esposta l'azienda in un giorno, ed è poi diventato così diffuso che la sua adozione è stata imposta dalle autorità di regolamentazione. Aiuta a valutare la copertura di una posizione finanziaria e, più nello specifico, il livello di protezione del capitale dal rischio di perdita massimo presupponendo prezzi mark-to-market, cioè valutazioni secondo il prezzo di mercato e nessuna negoziazione nel portafoglio, cioè senza l'attività con cui l'intermediario, su ordine del cliente, acquista dal cliente strumenti finanziari o glieli vende.

Esistono tre grandi famiglie.

Riferimenti sito/bibliografici