DOMANDA: L'intelligenza artificiale utilizza il calcolatore per simulare e spiegare capacità e comportamenti umani. Prof. Rota, cosa pensa di questo approccio delle scienze cognitive?
E' un mito molto diffuso sviluppatosi con l'avvento del computer, che la gente considera come una macchina pensante. E' sorto addirittura un nuovo campo della scienza, denominato intelligenza artificiale, esplicitamente dedicato al problema di costruire un computer simile ad una macchina pensante.
Questo nuovo settore scientifico presenta un lato positivo ed uno negativo. Il lato negativo è una sofisticata variante del vecchio mito scientifico del robot, ovvero della macchina pensante; esso ha creato nel pubblico la pericolosa aspettativa di avere, in pochi anni, robot indistinguibili dagli esseri umani, in grado di adempiere ad ogni compito attualmente svolto da operatori umani. Esistono molti altri aspetti negativi, ma in questa sede voglio limitarmi a questo.
Non voglio trascurare l'aspetto positivo presente nello sviluppo dell'intelligenza artificiale. Nel tentativo di costruire macchine che eseguano specifici compiti, precedentemente di competenza umana, scienziati e ingegneri sono stati costretti ad analizzare dettagliatamente tali compiti. L'approfondimento raggiunto da tali analisi non può essere paragonato ad alcun precedente tentativo, in quanto essi sono stati costretti a chiedersi che cosa significhi pensare, scrivere e leggere, affrontando problematiche che nel passato sarebbero state definite filosofiche.
Questo è uno sviluppo estremamente positivo perché nel dare queste precise descrizioni, che noi chiamiamo descrizioni fenomenologiche, gli scienziati hanno scoperto l'inadeguatezza delle loro teorie riguardanti processi come il pensare e il vedere. In questo modo l'ingegnere, l'informatico e lo specialista nell'intelligenza artificiale sono diventati i migliori alleati della fenomenologia al fine di distruggere il punto di vista della filosofia positivista ed empirista, che sfortunatamente fino ad oggi ha vissuto un periodo di grande fulgore.
Esiste una strana alleanza tra l'informatico e il filosofo non empirista; un'alleanza che riveste una straordianaria importanza soprattutto per la fenomenologia. Paradossalmente questo sviluppo dell'intelligenza artificiale sta conducendo gli scienziati verso la completa dissoluzione dell'ingenua credenza che concepisce il cervello come macchina pensante. Siamo agli albori di una nuova era nella concezione dell'intelligenza, la cui prima ed immediata conseguenza sarà la messa in ridicolo e la fine dei cosidetti tests di intelligenza, la cui validità è circoscritta ad alcune facoltà intellettuali estremamente limitate.
Tratto dall'intervista "Matematica, intelligenza artificiale, la fenomenologia" - Napoli, Università Federico II, giovedì 12 dicembre 1991